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Sacks of USAID-provided peas are bagged for distribution to the conflict-affected people of Darfur, Sudan. (USAID photo).

Sacks of USAID-provided peas are bagged for distribution to the conflict-affected people of Darfur, Sudan. (USAID photo).

TRADUZIONE INFORMALE, DA NON CONSIDERARE COME TESTO UFFICIALE

Funzionari americani esortano i gruppi di ribelli a firmare l’Accordo di Pace di Darfur, 18 maggio 2006

(Il vice segretario di Stato Frazer e Lloyd Pierson, dell’Agenzia Americana per lo Sviluppo Internazionale (USAID), comunicano le necessità più immediate alla commissione incaricata degli aiuti alimentari)

A cura di Susan Ellis
Corrispondente del Washigton File

Washington – Stanno aumentando le pressioni sui gruppi di ribelli sudanesi che non hanno firmato l’Accordo di Pace di Darfur (DPA), più precisamente il M ovimento per la Giustizia e l'Eguaglianza (Jem), e la fazione guidata da Abdel Wahid del Movimento per la Liberazione del Sudan (SLM), affinché sottoscrivano l’intesa.

Il 18 maggio, il Sottosegretario di Stato per gli Affari Africani, Jendavi Frazer, ha dichiarato alla Commissione della Camera per le Relazioni Internazionali che la mancata accettazione dell’Accordo di Pace, “significa che questi gruppi non avranno voce in capitolo nell’opera di ricostruzione ed all’interno della leadership politica del Darfur. Stiamo lavorando strenuamente per ricondurli in seno al processo e dalla parte della pace”, ha dichiarato alla commissione.

La Frazer ha affermato che il governo sudanese ed il più grande gruppo militare dei ribelli in Darfur, guidato da Minni Menawi, ha siglato l’Accordo di Pace il 5 maggio. Tale intesa “rappresenta un passo in avanti importante, in questo processo verso la pace e la riconciliazione” e “costituisce un’opportunità storica per costruire un futuro pacifico, democratico e sicuro per la popolazione del Darfur (vedi articolo correlato ).

Lloyd Pierson, vice-amministratore dell’Ufficio per l’Africa dell’USAID, si è dimostrato d’accordo con la Frazer nell’affermare che c’è ancora molto lavoro da fare per implementare l’Accordo di Pace.

Pierson ha dichiarato che l’Accordo di Pace in Darfur e nel Sudan meridionale “rappresenta per l’USAID una sfida, affinché il nuovo assetto politico si traduca in un’esistenza migliore per tutti i cittadini sudanesi”. Egli ha aggiunto che il Sudan è stato in guerra durante quasi tutti i cinquant’anni della sua indipendenza, e si ritrova ora con un’infrastruttura al collasso, “incapace di porsi al servizio delle popolazioni residenti, e ancor più per i milioni di profughi che sperano di poter tornare a casa, una volta che la pace sarà ristabilita”.

La necessità primaria di queste popolazioni è quella alimentare. Recentemente, è stata cancellata la metà dei programmi di assistenza alimentare, in quanto molti donatori internazionali hanno mancato di adempiere agli impegni presi. In risposta al dimezzamento degli aiuti alimentari, Pierson ha affermato che “l’USAID ha provveduto all’invio immediato di 47,600 tonnellate di cibo, per un valore stimato attorno ai 48 milioni di dollari (Vedi articolo correlato ).

Questo punto è stato anche evidenziato dal Sottosegretario di Stato americano Robert Zoellick, durante un’intervista avvenuta il 18 maggio a Londra, nella quale egli ha dichiarato che la risoluzione ONU di sostenere la forza di pace dell’Unione Africana (AU) con le forze delle Nazioni Unite è un’ottima iniziativa, ma che tuttavia “dobbiamo inviare più aiuti alimentari in Darfur…Il Programma Alimentare Mondiale ha annunciato, nel periodo in cui abbiamo concluso l’accordo, che dovevamo tagliare gli approvvigionamenti alle popolazioni del Darfur. E’ stato un momento drammatico (proprio mentre raggiungevamo l’accordo di pace), e la povera gente del campo profughi ha assistito al taglio delle razioni alimentari. Così il Presidente Bush ha annunciato che, sebbene gli Stati Uniti abbiano già fornito l’85% degli aiuti alimentari, ne invieremo degli altri”.

Sia la Frazer che Pierson hanno dichiarato ai funzionari superiori americani di aver rivolto svariati appelli sia ai donatori inadempienti, che ai funzionari di altre nazioni, chiedendo, per quella regione, donazioni alimentari ed altri tipi di aiuti umanitari. “Gli Stati Uniti hanno anche esortato altre nazioni donatrici ad unirsi a loro per provvedere all’invio di massicci aiuti alimentari, all’assistenza nella ricostruzione e nello sviluppo, ed al sostegno per lo sviluppo di una vigorosa operazione di mantenimento della pace da parte delle Nazioni Unite, al fine di proteggere i civili e creare le condizioni che permetteranno ai rifugiati di far ritorno sani e salvi alle loro case”, ha sostenuto Frazer.

Durante la sessione dedicate alle domande, il deputato Christopher Smith ha fatto riferimento ad alcuni episodi di violenza sui civili da parte dei ribelli del gruppo Jingaweit. Numerosi rapporti citano esempi di donne che, mentre raccoglievano la legna da ardere o cercavano l’acqua, venivano violentate o uccise. Egli ha domandato se c’era l’intenzione di intraprendere delle iniziative per migliorare il mandato delle forze di pace AU-UN per la protezione dei civili. La Frazer ha detto di averlo letto, e che “il mandato dell’Unione Africana prevede la protezione di civili in caso di imminente pericolo. Il problema consiste nella comunicazione – non tutte le truppe sul territorio comprendono chiaramente il mandato; inoltre, si è verificato anche un problema a livello di comando. Non tutti i comandanti dei vari settori lo fanno rispettare severamente; e, cosa più importante di tutte, è stato un problema di capacità”.

Per migliorare queste capacità, l’Unione Africana necessita, tra le altre cose, di un trasporto aereo per raggiungere i luoghi dove vengono commesse le atrocità. “Essi arrivano dopo che il fatto è avvenuto”, ha dichiarato la Frazer, aggiungendo che ella “confida nell’appoggio degli Stati Uniti” per rafforzare quel mandato attraverso le forze di pace delle Nazioni Unite, e fornire immediata assistenza all’AMIS (Missione dell’Unione Africana in Sudan), in modo che essa riesca a svolgere il suo compito.

La Frazer ha concluso che nonostante “la questione urgente e pressante” del Darfur, per la quale gli Stati Uniti hanno riunito le proprie risorse ed offerto una forte risposta, “è altrettanto importante che la nostra attenzione non sia solo concentrata sul Darfur, ma resti focalizzata anche sull’implementazione dell’Accordo di Pace Comprensivo (CPA), che porrà fine a 22 anni di guerra civile tra il nord ed il sud del Sudan. Ciò è molto importante per garantire una pace duratura ed una democrazia in tutto il paese”.

Per maggiori informazioni, si prega di consultare la sezione Darfur Humanitarian Emergency.

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