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2006 Report on the Global AIDS Epidemic

2006 Report on the Global AIDS Epidemic

TRADUZIONE INFORMALE, DA NON CONSIDERARE COME TESTO UFFICIALE

Progresso nella lotta contro l’AIDS, ma l’epidemia procede più rapidamente della risposta, 30 maggio 2006

(Un rapporto delle N. U. cita trend positivi nella prevenzione e nella cura globale dell’HIV)

Di Cheryl Pellerin
Redattore del Washington File

Washington – Secondo nuovi dati presenti nel Rapporto 2006 sull’Epidemia Globale di AIDS, del Programma Congiunto delle Nazioni Unite su HIV/AIDS (UNAIDS), pubblicato il 30 maggio, l’incidenza dell’epidemia sembra rallentare a livello globale, ma in alcune regioni e in alcuni paesi continuano ad aumentare i nuovi casi di contagio.

Il rapporto mostra che ci sono stati progressi nella risposta all’AIDS da parte di alcuni paesi, tra cui aumenti nello stanziamento di fondi e nell’accesso alle terapie, e in altri paesi una diminuzione della diffusione dell’HIV tra i giovani negli ultimi cinque anni.

Il 30 maggio, in un incontro con la stampa a New York, il Direttore Esecutivo dell’UNAIDS, Dott. Peter Piot, ha definito il rapporto “l’analisi più completa sia dell’epidemia globale che della risposta”.

L’UNAIDS presenta gli sforzi e le risorse di 10 organizzazioni delle N. U. rispetto alla risposta globale all’AIDS. Il segretariato dell’UNAIDS opera sul territorio in più di 75 paesi.

Si stima che 38,6 milioni di persone vivano con l’HIV in tutto il mondo. Secondo il rapporto, nel 2005 circa 4,1 milioni di persone sono state contagiate dall’HIV e 2,8 milioni sono morte per malattie collegate all’AIDS.

IL PROGRESSO, LE SFIDE

Il rapporto è una valutazione quinquennale del progresso contro l’AIDS che utilizza indicatori sviluppati dall’UNAIDS, da singole nazioni e da una serie di partner. È scaturito dalla Dichiarazione di Impegno sull’HIV/AIDS del 2001, adottata in una sessione speciale dell’Assemblea Generale delle N. U.

Durante quell’incontro, 189 stati membri delle N. U. si sono dati degli obiettivi rispetto alla prevenzione dell’HIV, alle terapie, all’assistenza e al sostegno necessari per fermare l’epidemia globale e iniziare a invertirne la tendenza entro il 2015.

“Sul versante della risposta all’AIDS”, ha dichiarato Piot, “ci sono buone notizie”. Molti paesi hanno compiuto importanti progressi negli ultimi cinque anni, con un aumento dei fondi stanziati; con un calo nel numero dei nuovi contagi, soprattutto tra i giovani; e con un aumento delle persone che hanno accesso alle terapie.

“Questo è il segno che stiamo iniziando a vedere un ritorno all’investimento di fondi nella lotta contro l’AIDS”, ha continuato Piot, “e potremmo dire che era ora”.

Ma l’AIDS rappresenta ancora una minaccia eccezionale, afferma il rapporto. Secondo il rapporto, alcuni paesi si stanno muovendo bene per quanto riguarda l’accesso alle terapie, ma male per quanto riguarda gli sforzi per prevenire il contagio da HIV, e permangono sfide significative, tra cui la necessità di una migliore pianificazione, di una leadership stabile e di finanziamenti sicuri e a lungo termine nella lotta all’AIDS.

Il rapporto è stato pubblicato prima dell’Incontro ad Alto Livello sull’AIDS per il 2006 dell’Assemblea Generale delle N. U., che sta portando a New York i leader mondiali, dal 31 maggio al 2 giugno, per fare il punto sui progressi compiuti dal 2001.

I SIGNIFICATIVI MIGLIORAMENTI NELLA RISPOSTA ALL’AIDS

Il rapporto cita significativi miglioramenti in vari aspetti della risposta globale all’AIDS.

Nell’area chiave delle risorse finanziarie, gli 8,3 miliardi di dollari stanziati per la lotta contro l’AIDS nel 2005 superano più di cinque volte i fondi disponibili nel 2001, e rientrano pienamente nel raggio degli obiettivi della Dichiarazione di Impegno.

Il rapporto cita anche significativi miglioramenti nella leadership politica globale, che ha un ruolo chiave nel mantenere la risposta all’AIDS al centro della pianificazione dello sviluppo, a livello nazionale e internazionale.

Il rapporto mostra che i giovani e i bambini vengono sempre più contagiati dall’epidemia, e gli sforzi per proteggere questi e altri gruppi vulnerabili non tengono il passo con l’impatto dell’epidemia.

“Per troppo tempo”, ha dichiarato Ann Veneman, direttore generale dell’UNICEF, che ha partecipato alla conferenza stampa, “i bambini sono spesso stati il volto mancante della pandemia di AIDS”.

È di importanza cruciale, ha aggiunto, “che l’impatto dell’HIV/AIDS sui bambini venga affrontato attraverso programmi di prevenzione della trasmissione madre-figlio e volti a curare i casi di AIDS pediatrico”.

Sul piano della prevenzione dell’HIV, il rapporto documenta cambiamenti nei comportamenti, tra cui un debutto sessuale tardivo, un maggiore utilizzo di profilattici tra i giovani, e il conseguente calo nel contagio da HIV tra i giovani in alcuni paesi subsahariani.

Il rapporto mette anche in chiaro che su molte questioni e nella maggior parte delle regioni del mondo è necessario intraprendere ora un’azione più incisiva contro l’epidemia, e sarà necessario continuare a lungo nel futuro.

LA PREVENZIONE

In termini di prevenzione, 6 degli 11 paesi africani hanno riferito un calo del 25 percento o più nella diffusione dell’HIV tra i giovani tra i 15 e i 24 anni che vivono nelle capitali. Il tasso di attività sessuale tra i giovani è calato in 9 dei 14 paesi subsahariani.

L’utilizzo di test e di counseling per l’HIV, un importante strumento di cura e di prevenzione, è quadruplicato rispetto ai livelli del 2001, raggiungendo i 16,5 milioni di persone sottoposte a un test nel 2005. Nei 58 paesi che hanno riferito dati, il 74 percento delle scuole primarie e l’81 percento delle scuole secondarie forniscono attualmente informazioni sull’AIDS.

La Dichiarazione di Impegno richiedeva che il 90 percento dei giovani ricevessero informazioni sull’AIDS entro il 2005, tuttavia alcune indagini indicano che meno del 50 percento dei giovani ha raggiunto livelli di conoscenza esaurienti.

Un’area di enorme preoccupazione è la crescente diminuzione della prevenzione del contagio da HIV nella trasmissione madre-figlio, che attualmente copre soltanto il 9 percento delle gestanti.

LE TERAPIE, LA LEADERSHIP

L’accesso ai farmaci antiretrovirali si è significativamente allargato, da 240.000 persone nel 2001 a 1,3 milioni di persone nel 2005, in paesi a basso e medio reddito.

I prezzi dei farmaci antiretrovirali si sono abbassati in maniera significativa e sono migliorati i sistemi di accesso alle cure, come pure la disponibilità di farmaci generici.

Tuttavia, la copertura delle terapie contro l’HIV varia in modo considerevole all’interno delle varie regioni. Nell’Africa Subsahariana, la copertura terapeutica varia dal 3 percento nella Repubblica Centroafricana all’85 percento in Botswana.

A partire dal 2001 si è anche significativamente rafforzata la leadership e l’azione politica contro l’AIDS. Il 90 percento dei paesi che hanno riferito dati si sono dotati di una strategia nazionale contro l’AIDS, l’85 percento ha un singolo organo nazionale per coordinare gli sforzi contro l’AIDS e il 50 percento possiede un monitoraggio nazionale, una griglia di valutazione e un piano.

Ma i sistemi per attuare tali piani sono incoerenti, come lo è il coinvolgimento della società civile e il coinvolgimento di persone che vivono con l’HIV.

“Dobbiamo muoverci per costruire su fondamenta sempre più solide”, ha dichiarato Piot, “trasformando la risposta all’AIDS da un approccio di gestione annuale della crisi a una pianificazione strategica a lungo termine, che includa una leadership stabile e lo stanziamento di fondi, per ridurre l’epidemia e il suo impatto”.

Il Rapporto 2006 sull’Epidemia Globale di AIDS è il rapporto più esauriente mai redatto sulla risposta all’AIDS, che ha utilizzato dati provenienti da 126 paesi e da più di 30 organizzazioni della società civile. Il rapporto è disponibile sul sito web dell’UNAIDS.

Per informazioni sulla politica statunitense, vedi: L’AIDS e altre malattie infettive.

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