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President Bush delivers a speech to Thursday, August 31, 2006 in Salt Lake City, Utah. (© AP Images)

President Bush delivers a speech to Thursday, August 31, 2006 in Salt Lake City, Utah. (© AP Images)

TRADUZIONE INFORMALE, DA NON CONSIDERARE COME TESTO UFFICIALE

La Guerra al Terrore è lo scontro "decisivo" del ventunesimo secolo, afferma Bush, 31 agosto 2006

(Il Presidente dichiara che gli Stati Uniti non lasceranno l'Iraq "fino a che non si giungerà alla vittoria")

Washington -- Il Presidente Bush afferma che la Guerra al Terrore è “lo scontro ideologico decisivo del ventunesimo secolo,” che contrappone le nazioni libere a quanti usano la violenza per imporre in tutto il mondo una “deprimente visione di tirannia”.

Il 31 agosto, nel primo dei cinque discorsi previsti per commemorare il quinto anniversario degli attacchi dell'11 settembre 2001 contro New York e Washington, il presidente ha detto al pubblico riunito a Salt Lake City, “Non consentiremo ai terroristi di decidere quale dovrà essere il futuro di questo secolo, ecco perché dobbiamo sconfiggerli in Iraq.”

Gli Stati Uniti hanno una responsabilità nei confronti del popolo iracheno: devono aiutarlo a conquistare la libertà che desidera, e stanno lavorando con i leader iracheni, che potranno continuare a contare sulla partnership americana fintanto che promuoveranno la libertà e la democrazia, ha affermato Bush.

Le forze USA non lasceranno l'Iraq “fino a che non si giungerà alla vittoria", ha dichiarato il presidente, che tuttavia non ha nascosto le difficoltà che potrebbero ancora ostacolare il percorso. “È un momento di importanza cruciale per il Medio Oriente.  Il mondo ha gli occhi puntati su quel che accade, e in Iraq saranno le forze della libertà a prevalere,” ha affermato Bush.

Nell'affrontare i problemi del Medio Oriente, gli Stati Uniti hanno di fronte una “scelta chiara”, ha detto Bush.  Gli Stati Uniti possono contribuire a guidare la regione verso un futuro di maggiori speranze, oppure consentire che il Medio Oriente segua la direzione su cui si trovava prima dell'11 settembre 2001, e lasciare in eredità alle future generazioni "una regione dominata da stati terroristi e dittatori estremisti forniti di armi nucleari."

Il presidente ha affermato che nonostante le differenze settarie e geografiche, i gruppi terroristi attualmente attivi costituiscono una “rete mondiale” di estremisti che stano usando il terrore per sopprimere o intimidire quanti rappresentano un ostacolo all'affermazione della loro ideologia.

Bush li ha descritti come “pochi elementi che affermano di rappresentare le loro comunità” e stanno cercando di imporre al mondo le proprie visioni, paragonandoli a gruppi totalitari come quello costituito dai nazisti, con cui il mondo ha dovuto fare i conti nel ventesimo secolo. I paesi che accolgono o sostengono i terroristi sono nemici degli Stati Uniti, ha ribadito.

Passando all'Iran, che deve affrontare la scadenza del 31 agosto fissata dal Consiglio di Sicurezza dell'ONU per la sospensione delle attività di arricchimento e riprocessazione dell'uranio, Bush ha ricordato che la comunità internazionale ha offerto a quel paese la prospettiva di un futuro migliore, se smetterà di cercare di dotarsi di armi nucleari.

Tuttavia, ha detto, l'Iran ha risposto con “ulteriori sfide e ritardi.”  Gli Stati Uniti continueranno a cercare una soluzione diplomatica al contenzioso, ma Bush ha aggiunto che “ci dovranno essere conseguenze” per il comportamento dell'Iran.

La trascrizione delle dichiarazioni del presidente sono disponibili sul sito Web della Casa Bianca, dove si trova anche un comunicato che illustra la strategia di Bush per vincere la Guerra al Terrore.

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